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Marie aspetta Marie, un dolce inno all’amore

Cari lettori,

la lettura che sto per recensire è forse quella che più mi ha colpito di tutto il mese di febbraio!

Il libro in questione è “Marie aspetta Marie” della scrittrice francese, Madeleine Bourdouxhe, edito dalla casa editrice Adelphi.

Marie sente quella voce e indietreggia, quasi involontariamente: si sente viva soltanto in quel segmento di carne che è il suo polso prigioniero di una mano estranea. Poi è di nuovo libera: punta l’obiettivo, scatta.

Appena ho terminato le sue pagine, non ho potuto fare a meno di pensare:

Come fa ad essere così attuale, malgrado sia stato scritto nel 1943!

La storia raccontata da M. Bourdouxhe ruota attorno al personaggio di Marie, una donna, che vive il suo ruolo di moglie, sorella, figlia e amante nella Francia degli anni Trenta. La protagonista assume una connotazione diversa, rispetto alla donna tradizionale, che siamo abituati a immaginare per l’epoca. Tutto nella vita di Marie cambia, durante una vacanza al mare, dove incontra un ragazzo, con cui intraprende una relazione extra-coniugale, una volta tornata a casa. La figura di Marie evolve: da moglie devota e quasi sottomessa diviene una donna consapevole dei suoi bisogni e necessità, una donna libera, senza paure e conscia delle sue decisioni.

Se aveva un desiderio, era quello di essere un uomo che cammina su una strada, dorme e mangia dove capita, si siede su un mucchio di sassi e taglia un pezzo di pane con un temperino. Se provava un piacere, era quello aspro e inusitato della disponibilità.

Fino al punto di rottura con il suo “menage” precedente, l’amore per Marie è unicamente quello per suo marito Jean, che però non contraccambia totalmente la sua stessa intensità di sentimento. L’entrata in scena di questo nuovo amore permette a Marie di farla crescere, riflettere, confrontarsi con la sua vera identità e scoprirne nuove sfaccettature. La liberazione dalle catene della femminilità, intesa come a quei tempi, le garantirà di accorgersi di quel qualcosa in più, fino a quel momento invisibile ai suoi occhi.

Quanto fosse rimasto del passato doveva dunque essere rispettato, perché sarebbero state cose autentiche. E aveva davanti a sé i bei pericoli predisposti dal fato: in mezzo a quelli si doveva procedere, a cuore aperto. Giacché non si è, ma si diventa.

Ciò che ho gradito di più è stato il tempo che la scrittrice ha dedicato a personaggi, sicuramente minori rispetto al marito e all’amante di Marie, ma essenziali ad inquadrare la personalità della protagonista. Sto parlando della sorella maggiore, Claude, e della madre, che tracciano la sfera familiare, in cui Marie è cresciuta e aiutano a capire la struttura della famiglia, ma soprattutto il ruolo della donna nella società.

Non avevo mai letto questa scrittrice, ma ora mi è venuta la curiosità di prendere in mano la sua opera di esordio “La donna di Gilles”, di cui mi sono nel frattempo un po’ documentata. Sembrerebbe una storia meno positiva e volta alla speranza di farcela, ma voglio comunque leggerla e capire di che si tratta.

Vi lascio con il mio paragrafo del cuore di questo libro stupendo, che vi consiglio assolutamente di inserire tra le vostre letture:

Chi vive più di un amore vive anche più di una lacerazione. E forse un costante susseguirsi di solitudini.

A presto, lettori!

Una nuova #recensioneblue ci aspetta!

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