Stories

La piazzetta

Cari amici lettori,

questa storia illustrata parte da una mia necessità di fissare tra i miei scritti un luogo di questa nuova città in cui abito ormai da quattro anni, Asti, che mi sta dando davvero tanto.

E’ un luogo che forse ai più può passare inosservato, proprio perché si trova in una zona del centro dove non ci sono chissà quanti locali/punti turistici di chissà che interesse… Per me invece è stato (ed è) una specie di <<confort-place>> dove mi rifugio per pensare…

E voi avete un “luogo-del-cuore” nella vostra città, che utilizzate in tal senso? Fatemi sapere, se vi va, sono curiosa!

Bene, bando alle ciance, ecco la storia su questo luogo magico… l’illustrazione, come sempre, è di Giulia Cerrato (su ig cherry_dsgn).

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Era l’alba delle origini.

In quella luce appena nata della mattina, era contenuta tutta la mia speranza e la voglia di essere amata. 

Ormai quella panchina era la nostra. Era perfino scontato precisare il luogo, dove ci saremmo incontrati. 

Alla piazzetta!” – sussurravamo al telefono.

Non mancherò…” – ribattevo.

David sospirava e meccanicamente chiudevamo insieme la chiamata.

Definirla <<piazza>> era un tantino azzardato. Il termine <<piazzetta>> evocava un non so ché di intimo e allo stesso tempo tenero e romantico. Ciò che attribuivamo come nostra proprietà non era altro che una piccola insenatura della strada, che si faceva largo tra le case del centro. A rendere così speciale quel luogo era il lampione, posizionato in mezzo al piccolo spiazzo, che illuminava con una debole luce la panchina, collocata al suo fianco. Ad incorniciare il romantico quadretto, c’era il muretto in pietra che correva tutto intorno a delimitare l’aiuola circostante. 

Un bon-bon. Un pezzo di pellicola cinematografica, rubata a film del calibro di “La la land” ed era tutto per noi. Se quel luogo si fosse trovato in una metropoli europea, come ad esempio Parigi, sarebbe apparso sulle tele di pittori e artisti squattrinati e sognanti, che l’avrebbero ritratto come una cartolina dai colori languidi e delicati, acquistata poi come originale souvenir. Avrebbe quindi fatto il giro del mondo, viaggiando verso i domicili di turisti apatici e stufi della propria vita piatta. Sarebbe diventato il posto instagrammabile, da fotografare assolutamente, presente su tutte le guide più autorevoli. Le numerose foto a lui dedicate sarebbero state postate da giovani influencer, per invogliare viaggi e gite fuori porta.

Ma… per fortuna c’era un <<ma>>… l’adorata piazzetta era “made-in-Asti” e così… rimaneva un posto solamente nostro. Chissà se invece avesse desiderato davvero tutta quella notorietà o se era davvero felice che di lei importava esclusivamente a due ragazzi, un po’ demodè, come me e David! 

Non lo saprò mai, penso… Se le piazze potessero parlare… O forse è meglio di no!

Avevamo stabilito di comune accordo di ritrovarci là. Prima della scuola. Prima di immergerci in Dante e Petrarca, prima di affrontare seni e coseni.

Ci si ritrovava alla “piazzetta” e si sognava. 

Di scappare lontani.

Di evadere dal mondo.

Di cambiarlo.

Trasformarlo. 

Di fare la rivoluzione.

Di imporre il linguaggio dell’amore su quello della guerra.

Di imparare a volare senza prendere l’aereo.

Di ballare tutte le notti fino alla mattina seguente.

Di aprire un bar sulla spiaggia dal nome equivoco.

Di attraversare l’Europa in treno.

Di cambiare casa ogni mese.

Di non arrabbiarsi mai.

Di non farsi dire da nessuno cosa fare.

Di rimanere uguali.

Di portare quella piazzetta sempre con noi, ovunque saremmo andati.

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