Stories

I like Chopin

Chiedetemi di scrivere, ma per farlo ho bisogno di far partire alla radio, su Youtube, Spotify o su qualsiasi altro supporto, abilitato a emettere musica, “I like Chopin” dei Gazebo.

Si dice che ogni scrittore ha un suo rito propiziatorio o un feticcio, da tenere con sé. Suvvia, non mi definisco “scrittrice”, lungi da me etichettarmi in simile maniera, ma… se voglio scrivere, dev’esserci quella canzone. Non mi interessa altro.

Remember that piano

So delightful unusual

That classic sensation

Sentimental confusion

I like Chopin sa di troppe cose, si possono costruire mille situazioni su quelle note. O è la mia fantasia che si libera grazie a quelle note, così giuste! In quelle prime strofe, si racchiude l’ispirazione, per raccontare tutto quanto, per buttare fuori l’anima e raccoglierla, imprimendola sui fogli. Uno dopo l’altro. Mentre la canzone va…

Immagino blush color pesca, leggermente picchiettati su guance, che diventano definite e tonde come frutti maturi estivi. E poi calze autoreggenti e camicie bianche e larghe, che dondolano davanti ad una finestra, che si affaccia su un lago così grande, da sembrare un mare. Ombretti amaranto su palpebre socchiuse, un po’ in penombra, come se da un momento all’altro dovessero schiudersi per una visione celestiale. Una danza solitaria, che ruota tra le pareti di una stanza vuota, con le cuffie sulle orecchie e i piedi scalzi, divincolandosi sulle piastrelle di un pavimento gelato. Vestiti lanciati sul letto, per correre sotto la doccia ed espellere dal corpo lo stress accumulato in una giornata intera. Le due di notte, quando tutta la città dorme, tranne te e i tuoi pensieri, che continuano a frullarti nella testa. Ma quando si fermeranno e mi lasceranno dormire in pace?

Non si può scrivere nulla senza questa roba qui, che ti riporta indietro… l’indietro, ciò che tutti noi vogliamo raccontare.

Non si può scrivere nulla senza la sensazione che si stanno perdendo le parole.

Non si può scrivere nulla senza la convinzione che se non blocchi quelle parole da qualche parte, non torneranno mai più da te.

Non si può scrivere nulla senza vivere quel sogno o quell’incubo, lanciato in loop nella testa.

Sì, è la scrittura che ti parla, è lei che ti comanda di farlo.

Ooh, rainy days never say goodbye

To desire when we are together

Rainy days growing in your eyes

Tell me where’s my way

…e mentre I like Chopin continua a passare alla radio, mi chiedo se quella sensazione di sapere cosa scrivere e come durerà per sempre.

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